Quando si parla di normative che regolano la progettazione e la conduzione delle piscine in Italia ci si scontra con una forte difficoltà causata soprattutto dall’alternarsi di differenti normative e da una generale mancanza di chiarezza da parte del legislatore sulla reale validità in termini giuridici delle stesse.

Le leggi riguardanti la salute e la sicurezza degli utenti degli impianti natatori, quindi, ricadono dal 2001 nella potestà delle Regioni. Il 3 marzo 2003 è stato pubblicato l’Accordo fra Stato e Regioni sull’igiene e la sicurezza degli impianti natatori, che ha dettato le linee guida alle quali le singole Regioni avrebbero dovuto ispirarsi per redigere una propria normativa.

L’Accordo è stato seguito nel dicembre 2004 dalla Disciplina Interregionale, che ha approfondito i singoli temi nell’intento di uniformare il più possibile le normative che sarebbero seguite. In realtà, solo poche Regioni ad oggi si sono dotate di un proprio atto, quasi sempre sotto forma di Delibera di Giunta e non di legge.

In seguito a ciò la situazione legislativa nel settore delle piscine è purtroppo attualmente molto confusa e contraddittoria. La mancanza di linearità e di chiarezza da parte delle Istituzioni competenti, sta causando un grave danno al settore, soprattutto a coloro che intendono lavorare rispettando le disposizioni e offrendo un prodotto di buona qualità al proprio cliente, agli istruttori e ai dipendenti che collaborano nelle piscine.

Un passo avanti nel giugno 2016 è stato fatto dal Ministero della Salute che ha redatto, grazie ad una commissione lavoro, la bozza del nuovo trattato normative igiene e sicurezza nelle piscine, in cui si evidenzia che la tecnologia va avanti e che anche i gestori debbono adeguarsi ai cambiamenti.

E’ interessante confrontare la nostra legislazione con il resto dei paesi europei e del mondo.